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Faida di CAMORRA a MARCIANISE, 10 arresti. Ecco come Bruno Buttone uccise Ferdinando Latino: “Gli sparai due colpi di kalashnikov in faccia, poi lo finimmo con diverse raffiche di mitra”



















MARCIANISE - Sono state le rivelazioni del pentito Bruno Buttone, ex reggente del clan Belforte e da qualche anno collaboratore di giustizia, a permettere agli uomini della Squadra Mobile di Caserta di venire a capo delle indagini sull’omicidio di Ferdinando Latino, avvenuto il giorno di San Valentino del 2001 a Marcianise. Il pentito ha svelato ai magistrati della Dda i particolari di quell’agguato lo scorso 7 febbraio del 2013, in un lungo e dettagliato racconto di cui, di seguito, riportiamo qualche stralcio. Dello stesso omicidio Buttone si accusò già nel 2007, tirando in ballo il solo Michele Froncillo, che era già pentito, omettendo i nomi degli altri 10 coinvolti che sono venuti fuori in un secondo momento e che oggi, come scritto stamattina, sono stati arrestati.
“Io, Froncillo e Di Domenico con l’autovettura di Froncillo giungemmo nella zona del campo sportivo di Marcianise, in via Orvieto, dove trovammo Raucci con la Saxo che gli avevo io detto di prendere e Giuseppe Sparaco a bordo di un’autovettura pulita. Giunti sul posto io dissi a Froncillo di andare a prendere le armi, in particolare due kalashnikov che stavano custoditi all’interno del deposito di gas che è di proprietà della famiglia di Froncillo a Marcianise. Una volta prese le armi io, Antonio Raucci e Luigi Di Domenico salimmo a bordo della Citroen Saxo, con Raucci alla guida, io al lato passeggero e Di Domenico nel lato posteriore. Nel frattempo contattai Camillo Bellopede che mi disse si trovava nei pressi dell’abitazione di Ferdinando Latino dove vedeva l’Alfa 145 gialla della vittima».
«Dopo aver ricevuto la ‘battuta’ di Camillo da via Catania imboccammo via Piave e passammo davanti al portone di Ferdinando Latino dal lato sinistro, cioè dal lato conducente. Io dissi a Raucci di rallentare appena fosse giunto dinanzi al portone di casa. Ho preso il kalashnikov mi sono buttato su Raucci e dal suo lato ho sparato due colpi all’altezza del volto di Latino, il quale si è accasciato. Dopo i primi due colpi il kalashnikov si è inceppato e quindi io ho preso l’altro fucile ed ho iniziato a sparare almeno venti colpi mentre Latino era caduto a terra. Mentre io sparavo con il secondo fucile anche Di Domenico dal lato posteriore ha sparato alme o due raffiche di mitra. Mentre io sparavo le raffiche con il kalashnikov nei confronti di Latino ho visto che era stato colpito ad una gamba anche Salvatore Letizia (amico di Latino che non era una vittima designata da Buttone, nda) e che si era rifugiato dietro ad un’autovettura, ma io non sono sceso dalla macchina per colpire anche Letizia perché non era un nostro obiettivo».
Dopodichè i killer diedero alle fiamme l’auto sulla quale si trovavano presso il campo sportivo di Marcianise e tornarono alle loro abitazioni. 
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